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IL
PESO “RAGIONEVOLE” PER STARE BENE
A molte persone, soprattutto donne, sarà capitato
varie volte nella propria vita di cercare di perdere peso senza ottenere
risultati soddisfacenti oppure di riprendere, nel giro di poco tempo, i
chili faticosamente persi.
Ma da
cosa dipende tutto questo?
Proviamo intanto a chiarire alcuni semplici concetti, partendo dalla
domanda che più frequentemente viene fatta a noi medici nei nostri
ambulatori, cioè
"Ma io,
quanto dovrei pesare ?”.
Il peso corporeo è il risultato delle calorie che introduciamo con la
nostra alimentazione e le calorie che consumiamo per le funzioni vitali
come il battito cardiaco, la frequenza respiratoria etc... (il così
detto METABOLISMO BASALE) e per le attività motorie (dalle più
comuni, come camminare, all'attività sportiva).
Se introduciamo, mangiando, più calorie rispetto a quelle che
consumiamo, questo eccesso di energia si accumula nei cosiddetti “chili
di troppo”, nel caso contrario (cioè più calorie consumate rispetto a
quelle introdotte) rischiamo di essere sottopeso.
Un buon equilibrio, quindi, fra energia assunta ed energia consumata
determina il peso “giusto” o, come si tende a definire oggi in termini
medici, RAGIONEVOLE, cioè abbinato alla maggiore probabilità di rimanere
in buona salute.
Ma come
si fa a sapere se il nostro è un peso ragionevole?
Un metodo molto semplice è quello di calcolare l'Indice di Massa
Corporea (IMC), dividendo il proprio peso (espresso in kg)
per il quadrato della propria altezza (espressa in metri).
Ad
esempio, se pesiamo 70 kg e la nostra altezza è 1,70 metri, il nostro
IMC sarà
70/(1,7 x 1,7), cioè circa 24.
Se il nostro IMC è:
• Inferiore a 18,5 siamo sottopeso
• Compreso tra 18.5 e 24.9 il nostro peso è normale
• Compreso tra 25 e 29.9 siamo in sovrappeso
• Superiore a 30 siamo obesi
Questo calcolo, come abbiamo visto, è semplice ed immediato, tuttavia,
in molti casi, potrebbe risultare piuttosto approssimativo: ad esempio,
un atleta che pesa 90 kg ed è alto 1,70 m, potrebbe essere considerato
obeso (il suo IMC, infatti, sarebbe 31), mentre in realtà non lo è
affatto.
Questo “equivoco” si chiarisce tenendo conto di come il peso è
distribuito nel nostro organismo, cioè della cosiddetta composizione
corporea.
Il nostro corpo, infatti, è formato da acqua, da cellule (la cosiddetta
massa magra) che formano organi, muscoli ed ossa e da grasso (o massa
grassa): quest’ultima parte occupa una modesta proporzione, circa il
15-20% del peso totale nell'uomo ed un po' di più, circa 25-30%, nella
donna.
Tornando al nostro atleta, sarà facile intuire che il suo peso è
determinato da un notevole sviluppo di massa muscolare, che fa aumentare
la sua massa magra, mentre molto probabilmente la sua massa grassa sarà
“normale”, cioè circa un 15-20% del suo peso totale.
Se volessimo misurare effettivamente queste componenti, potremmo
ricorrere alla metodica più semplice e più usata negli ambulatori, cioè
la bioimpedenziometria: grazie ad una corrente elettrica a bassissima
frequenza, non avvertita da chi si sottopone all'esame, e ad un computer
che elabora i dati, si misura la quantità di massa grassa, massa magra e
liquidi presenti nel nostro organismo.
Questo semplice esame permette anche di verificare se, durante un
dimagrimento, i chili vengono perduti in maniera “sana” cioè facendo
diminuire prevalentemente la massa grassa.
Quando ci sottoponiamo ad una dieta "ferrea", perdendo molti chili in
poco tempo, perdiamo invece prevalentemente le proteine muscolari: la
nostra massa magra si riduce e con essa anche il nostro metabolismo,
poiché sono proprio i muscoli la componente del nostro organismo che
“consuma” di più!
Inevitabilmente, quando interromperemo una dieta avendo perso troppi
chili o troppo in fretta, sarà facile riprendere il peso perso (spesso,
purtroppo, anche qualcosa in più!).
Ecco quindi la risposta alla domanda iniziale…
Dimagrire bene, allora, significa perdere prevalentemente il grasso e
non intaccare eccessivamente la massa muscolare: è senz’altro possibile,
se rispettiamo i “tempi” che servono al nostro organismo per adattarsi a
nuove situazioni e se prendiamo in considerazione un minimo di attività
fisica che preserva quel “tesoro” metabolico che è la nostra massa
muscolare.
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