Cara Amelia,

 

i pensieri mi scivolano dentro come un fiume di formiche nelle vene, tutte le parole che avrei da dirti non lascerebbero che l’ombra di un’inutile confusione su di te o addirittura volerebbero lontano come l’eco di un urlo nella notte, di questa notte buia che mi ha tenuto fra le sue braccia per troppo tempo e che adesso stringe te incessantemente.
Il tuo volto è opaco, le labbra che continui a mordicchiare un po’ sciupate dal vento, gli occhi velati si ricoprono di una luce soffusa, i tuoi capelli sono lucenti e profumatissimi, come ogni giorno, i tuoi vestiti stravaganti coprono le forme del tuo corpo e mettono in mostra la tua personalità spiccata, le tue idee di utopia in cui credi fin troppo, la sfiducia nella società e la tua voce silenziosa che scrive poesie sulla voglia di cambiarla, le tue mani fredde sudano sempre un po’, anche adesso che mi siedi accanto e che posso ammirare la tua naturale bellezza, che tu non vedi.
Di quelle migliaia di parole che avrei da dirti, ti chiedo soltanto come è andata la serata di ieri alla cena fra amici a cui purtroppo non ha potuto prendere parte e attendo una tua risposta…mi descrivi tutto quello che c’era da mangiare, tutto quello che hai mangiato e che hai assaggiato, che ti sentivi tanto piena da scoppiare, affrettandoti comunque a precisare che oggi il tuo pranzo è stato solo una misera banana.
Nessuna parola su quello che vi siete detti ieri sera, sulle novità dei nostri amici, sul tuo divertimento o meno…
Per troppo tempo mi sono sentita come te, l’ossessione del cibo non mi faceva stare in pace con me stessa, non riesco a credere che appena finto il pranzo pensassi già a cosa avrei cenato, alle calorie corrispondenti, al fatto che abbuffate al ristorante si alternassero a veri e propri digiuni o mini pasti, come la tua banana, seguiti da continui spilluzzichi nel resto della giornata…non posso credere di aver misurato il mio peso almeno tre volte al giorno, oppure di aver pianto davanti allo specchio pensandomi la più brutta del mondo, ammalandomi davanti alla visione delle modelle sui giornali e alla tv.
Continuiamo a guardarci, la tua vicinanza mi metta a disagio, tu sei fortemente imbarazzata, speri che io non abbia scoperto la tua piccola mania, ma la paura del cibo è stata per anni la mia paura e dentro i tuoi occhi stanchi leggo parole che tu non conosci ancora.
Se adesso cominciassi  ad accusarti su come maltratti te stessa, violenti il tuo corpo, distruggi il tuo spirito e rinforzi la fiducia in te stessa resistendo ai morsi della fame, facendo pressione sulla mente che, stanca di combattere una lotta assai ingiusta, si chiude tra le sbarre pesanti, senza accorgersi che al di là, più in là, più oltre c’è la tua vita…se adesso ti sussurrassi queste verità, per te non varrebbero che meno di niente, te ne andresti a casa, con una sigaretta tra le mani.
Questo buio in cui nuoti con troppa facilità da molto tempo, si trasformerà in luce quando qualcuno prenderà la tua mano con forza, imponendo a quelle sbarre di aprirsi, di mostrarti la tua vita dall’altra parte dello specchio e non perché tu sei diversa da ogni altra persona sulla terra, ma soltanto perché tu sei speciale come tutte le persone del mondo ed hai diritto ad essere libera da false costrizioni e da miti di cartone che si bruciano e scompaiono nel vento come cenere, quella cenere che adesso divora il tuo cuore.
Aspetti che ti dica qualcosa, parliamo ancora un po’, le parole corrono via e mi immergo nella tua voce dal tono pacato, nelle tue maniere gentili, nei tuoi occhi che hanno pianto lacrime amare, nelle tue mani che sudano sempre un po’…
Ti alzi dalla sedia, torni nel tuo mondo, ti richiudi tra le pagine del libro che un giorno cancellerai dalla memoria e potrai pensare ad altro, ritroverai il piacere di svagarti, di sognare un presente libero dalla preoccupazione del pranzo e dalla cena, libero di credere in te e di sorridere davanti alle tue imperfezioni, che con il chiarore della mattina diventano punti di forza.
Quello che vorrei davvero farti sapere è che per accorgerti di essere intrappolata in questo torpore, in questa morsa stretta, per riconoscere di avere un problema serio, anche se non lo vedi perché non sei deperita o non vomiti subito dopo i pasti, devi tendere la mano nella direzione giusta, accogliere pareri e giudizi scomodi che tenderanno a modificare le tue abitudini, i tuoi rituali.
Non sarà facile rivolgerti ad un dottore, ad uno psicologo, ma dovrai stringere i denti, fidarti, e pian  piano la tua mente si libererà dall’oppressione che la attanaglia da tempo, e sarai di nuovo libera, di nuovo serena, di nuovo tu.